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I Rom nell'arte

La “Carrabarra”: i Rom nelle tappezzerie franco-fiamminghe del Cinquecento

8 feb , 2017  

A partire dal XVI secolo, con le scoperte geografiche e le conquiste dei grandi navigatori, in Europa si andò sviluppando un sempre maggiore interesse per le popolazioni e le culture lontane, grazie al fascino esotico che esse suscitavano. In particolare ebbe grande risonanza il viaggio del portoghese Vasco de Gama in India nel 1498, tanto che nelle Fiandre si cominciò a produrre un tipo di arazzo noto come ‘à maneira de Portugal e da India’ o come ‘tappezzeria di Calicut’ (città indiana sulla costa del Malabar, conosciuta oggi come Kozhikode, da non confondere con Calcutta, dove Vasco era sbarcato). La maggior parte di questi arazzi uscivano dai laboratori di grandi tappezzieri come Jean Grenier e Arnould Poissonnier di Tournai in Belgio, il centro principale per la produzione di arazzi a soggetto esotico. Essi celebravano l’arrivo degli europei in India con la rappresentazione di trionfali cortei popolati da nobili in vesti sontuose, uomini armati, donne e bambini, animali e piante esotiche, architetture da favola, musicisti, pigmei, neri e mori (Dias, Porto, 2007).

I maggiori committenti erano i regnanti del Portogallo e i sovrani di casa Asburgo. Nel 1504 Filippo il Bello, figlio dell’imperatore Massimiliano I, commissionò una serie di arazzi d’India a Jean Grenier. Nel 1510 lo stesso impertore Massimiliano I comperò da Arnauld Poissonnier una storia di ‘gente e animais selvagens à maneira de Calicute’. Tra il 1513 e il 1516 Poissonnier eseguì cinque pannelli della serie ‘voyage de Caluce’, commissionati dalla municipalità di Tournai da offrire in dono a Robert de Witfel, consigliere reale di Enrico VIII d’Inghilterra. Dopo la morte dello stesso Poissonnier nel 1522, si trovarono nel suo laboratorio nove pezzi della serie della ‘histoire de Calcou’ (Geschwend, 2011, p. 304).

Un grande arazzo Il corteo con giraffe, muli e animale fantastico, datato 1504 circa e conservato nel Museo Nazionale di Stoccolma, raffigura una carovana multietnica composta principalmente da donne e bambini trasportati da giraffe, cammelli e animali da soma. A sinistra un uomo alto e barbuto con in mano una lunga lancia (probabilmente Vasco de Gama) è circondato da soldati, cortigiani e musicisti mori e neri con trombe e tamburi che annunciano l’arrivo della comitiva. L’avanguardia è costituita da guerrieri armati di spade e picche e da dame bianche e nere accompagnate da una grande giraffa dal corpo sproporzionato. Al centro è dato particolare risalto a una donna che indossa una lunga veste, una tunica a righe e un turbante annodato sotto il mento, che la indica chiaramente come zingara. Due marmocchi completamente nudi siedono in groppa a una giraffa, in un paniere fissato presso l’incollatura dell’animale (Vanderbroeck, 2006, p. 119).

 

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Arazzo di Tournai, Il corteo con giraffe, muli e animale fantastico, 1504 circa, Stoccolma, Museo Nazionale.

     Un altro arazzo Il corteo trionfale con giraffe, 1505, Fondazione Ricardo do Espirito Santo Silva di Lisbona, ricrea la stessa scena con maggiori particolari esotici. In un incantevole scenario d’oriente, sottolineato da un melograno e da alcuni edifici con cupole a forma di cipolla, da sinistra a destra avanza con passo solenne una carovana diretta verso una città lontana. Le donne in abbigliamento zingaro con i loro mantelli a strisce, i turbanti annodati sotto il mento e gli orecchini camminano a piedi o cavalcano giraffe ed elefanti con i loro bambini, comodamente seduti su morbidi cuscini, con i cucchiai in mano mentre attingono il cibo da una grande scodella portata da una donna a piedi. Il corteo è scortato da alcuni uomini mori e neri con la barba e dai volti rozzi e primitivi. In primo piano alcuni musici nani animano la comitiva con i loro strumenti (Vanderbroeck, 2006, p. 120).

 

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Arazzo di Tournai, Il corteo trionfale con giraffe, 1505, Lisbona, Fondazione Ricardo do Espirito Santo Silva

Come si può notare, in questi arazzi, confusi tra la ‘gente di Calicut’, fanno la loro sporadica e singolare comparsa anche gli zingari, probabilmente per il colore scuro della loro pelle, il loro eccentrico abbigliamento, il carattere itinerante del loro stile di vita e la tradizionale esibizione di una numerosa prole. Questa presenza dei cosiddetti “egiziani” accanto agli indiani ha qualcosa di profetico. Cesare Vecellio, forse influenzato dalle tappezzerie ‘alla maniera di Calicut’, nella sua opera Degli Habiti antichi et moderni di tutto il mondo, pubblicata a Venezia nel 1590, mostra l’illustrazione di una “cingara orientale overo donna errante”, associando al disegno una didascalia in cui afferma che gli zingari “hanno un Signore quale dimandano il re di Colucut” (Vecellio, 1590, vol II, p. 466). A quei tempi era ancora lontana la teoria della provenienza dei Rom dall’India, formulata solo alla fine del XVIII secolo in base alla comparazione linguistica, che dimostrò la stretta parentela del romanés, la lingua dei Rom, con i linguaggi dell’India centro-settentrionale. Tuttavia sembra che già nel Cinquecento artisti e osservatori avessero intuito uno stretto legame tra i Rom e gli indigeni delle Indie orientali e che coloro che erano chiamati egiziani non provenivano dall’Egitto, ma avevano lontane, misteriose origini indiane.

Questo interesse per i mondi lontani e favolosi, nutrito dai racconti delle grandi scoperte, ha finito per risvegliare la curiosità degli europei per un esotico a portata di mano, i savages at home. Tutt’a un tratto si “riscopre” il fascino esotico degli “egiziani-indiani” di casa nostra, tanto che il grande Arnould Poissonnier dedicò loro una serie specifica di arazzi. In un inventario delle opere giacenti nel laboratorio di Tournai, stilato nel 1522 poco dopo la sua morte, si registra uno stock di tappezzerie appartenenti a una serie chiamata “Histoire de Carrabarra dit des Égiptiens” (Storia della Carrabarra detta degli Egiziani). Erano diciassette arazzi di grande formato della superficie complessiva di 445 aulnes quadrate, cioè circa 350 mq., realizzati a Tournai tra il 1500 e il 1520, che illustravano diverse scene della vita dei Rom, chiamati all’epoca “egiziani” perché ritenuti originari dell’Egitto (Soil, 1892 p. 47)[1].

In queste tappezzerie con le storie della carrabarra o forse carrabana (dovuta all’incerta lettura del manoscritto), i Rom non giocano più un ruolo secondario di semplici comparse, ma diventano protagonisti assoluti di uno dei primi studi etnografici sistematici che descrivono i gruppi in viaggio, i loro accampamenti all’aperto, l’abbigliamento, la cucina, le occupazioni, la musica e la danza e la loro organizzazione sociale. Ancora una volta furono le tappezzerie franco-fiamminghe che si fecero carico di veicolare questa esoticità che divenne di moda specialmente negli ambienti aristocratici.

Naturalmente questa piccola rivoluzione registra un notevole ritardo, quasi di un secolo, rispetto alla presenza delle compagnie rom che circolavano in Europa fin dall’inizio del Quattrocento, suscitando dovunque meraviglia e curiosità. Da parecchi decenni gli artisti fiamminghi ne avevano fatto un grande “uso” allegorico e iconografico nei loro dipinti a carattere religioso. Finalmente l’esotico, favorito dalla nuova sensibilità rinascimentale per l’uomo e dai viaggi d’oltreoceano, riscopriva i Rom sotto una nuova luce tra il folcloristico e l’etnografico.

Dei diciassette arazzi menzionati nell’inventario del 1522 la maggior parte fu venduta, alcuni andarono distrutti o dispersi durante la Rivoluzione francese, altri furono ridimensionati per occupare spazi più angusti. Noi abbiamo rintracciato e ricostruito la storia di quattordici di essi, di cui quattro conservati nel Château-musée di Gaasbeek in Belgio; uno al Currier Museum of Art di Manchester nel New Hampshire (USA); uno alla Collezione Burrell di Glasgow in Scozia; uno al Kulturhistorische Museum di Magdeburgo; uno al Bayerischen Nationalmuseums di Monaco; uno alle Gallerie della Scuola d’arte Cranbrook di Bloomfields Hill nello stato americano del Michigan e gli altri in collezioni private[2].

Ogni arazzo illustra un tema particolare della vita zingara, che dà il titolo all’opera, integrato da una serie di scene minori più o meno collegate, che si sviluppano senza soluzione di continuità in un quadro compositivo a vivaci colori, ricco di elementi decorativi, naturalistici e paesaggistici stupefacenti. I vari episodi ci restituiscono iconograficamente le scene consuete e un po’ convenzionali delle cronache quattrocentesche (Bruna, 2014, p. 151-154).

L’arazzo intitolato L’accampamento, Tournai 1500-1520, conservato nel Château-musée di Gaasbeek in Belgio illustra alcune attività che si svolgono in un momento di sosta di una comitiva zingara accampata in una radura di un bosco. Gli uomini indossano una specie di farsetto, morbidi stivali risvoltati e cappelli piumati o turbanti orientaleggianti, le donne portano lunghi mantelli a strisce e turbanti annodati sotto il mento. Al centro due uomini portano al pascolo e abbeverano i cavalli. In primo piano una coppia sta preparando il pranzo: un uomo sgozza con un coltello un cinghiale, mentre una donna ne raccoglie il sangue in una padella. A sinistra una donna, sdraiata su un materasso, ha appena dato alla luce un bambino e viene alimentata da una ragazza che tiene in mano una ciotola e un cucchiaio di legno. Vicino due donne sono impegnate a lavare il neonato in una tinozza[3].

 

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Arazzo di Tournai, L’accampamento, 1500-1520, Belgio, Château-musée di Gaasbeek

 

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L’abbeverata dei cavalli     L’uccisione del cinghiale            Il parto                            Il bagno del neonato

 

    Lo stesso tema, trattato però con maggiore abbondanza di particolari, forma l’oggetto dell’arazzo La buona ventura, Tournai 1500-1520, conservato nel Château-musée di Gaasbeek in Belgio. Anche qui è descritto un accampamento zingaro, immerso in un ambiente silvestre, animato da gruppi in arrivo e in partenza, da famiglie sedute per terra che consumano il pasto giornaliero, dalla visita dei curiosi e da una scena di chiromanzia. In primo piano, seduta accanto al fuoco, una donna nutre due bambini, mentre a destra un’altra donna dà la pappa a un bambino seduto sulle ginocchia di un uomo. A sinistra una famiglia zingara in cammino con un bambino che porta un lungo ciondolo all’orecchio destro, accompagnata da un levriero, sembra avvicinarsi all’accampamento. In alto a destra una coppia di zingari viandanti con un bambino avvolto nella fascia a tracolla della madre, saluta rispettosamente un capo zingaro vestito di sontuosi abiti che arriva a cavallo. Più in basso una donna si sta allontanando con i suoi due bambini con un cavallo che porta appeso al collo un lucente bronzino.

La scena centrale mostra una zingara con un bambino nudo nella tipica fascia a tracolla che legge la mano a un giovane cavaliere armato di alabarda, mentre una sua complice mette la mano nella borsa del malcapitato sotto gli occhi di alcuni spettatori: un tema che sarà sviluppato da Caravaggio e i caravaggisti. Il giovane che si fa leggere la mano e la coppia di nobili in alto che si aggirano tra le tende, sotto cui stanno due donne, suggeriscono che l’accampamento è visitato da alcuni nobili e borghesi del posto, desiderosi di osservare da vicino questi personaggi tanto sconosciuti quanto attraenti ed eventualmente farsi leggere la buona ventura[4].

 

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Arazzo di Tournai, La buona ventura, 1500-1520, Belgio, Château-musée di Gaasbeek

 

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Lettura della mano con borseggio       Famiglia con levriero                         Il pasto

 

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Donne zingare in una tenda                             Donna a cavallo con bambini

 

Nell’arazzo Il bagno del bambino, Tournai 1500-1520, conservato nel Bayerischen Nationalmuseum di Monaco, la scena si svolge intorno a uno degli elementi fisici e simbolici più importanti di un accampamento zingaro: il falò[5]. Quattro zingare nei loro splendidi mantelli e con il turbante fissato sotto la gola siedono intorno a un grande fuoco. Una di loro gira un grande spiedo, le cui estremità sono infilate nelle anse di due vasi, su cui arrostisce un maialino; un’altra gira un grande forchettone in una pentola in cui cuoce la minestra; un’altra prepara il bagno per un bambino, saggiando con la mano la temperatura dell’acqua, e infine una quarta offre un grappolo d’uva al bambino, probabilmente per rabbonirlo. Dietro di loro una zingara viene dal bosco portando sulle spalle una fascina di legna da ardere. All’intorno uomini zingari (di cui uno porta l’iscrizione “AEG (IP)TI” sul bordo del suo abito) e gentiluomini e dame del posto additano e commentano l’azione che si sta svolgendo.

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Arazzo di Tournai, Il bagno del bambino, 1500-1520, Monaco, Bayerischen Nationalmuseum

     L’arazzo La buona ventura e scene di vita cortese, Tournai 1500-1520, conservato nella Collezione Burrell di Glasgow, è di estremo interesse poiché illustra scene d’amore cortese in cui coppie galanti di borghesi e di zingari, allietate dalla musica e dalla degustazione di frutti della natura, sono associate su un medesimo piano fisico e simbolico. Il contesto è rappresentato da un magnifico bosco, luogo romantico dove si svolgono gli incontri amorosi e dove si trova un accampamento zingaro, che l’immaginario collettivo collega a una vita libera, promiscua e trasgressiva. In primo piano a sinistra vi è un giovane innamorato con in mano un liuto che consegna una lettera d’amore alla sua donna, che si serve da un vassoio di frutta sorretto da una serva. Più in alto due coppie in effusioni amorose sedute davanti a un vassoio di frutta posato per terra sono allietate da un musicista di flauto.

A questo mondo galante partecipano anche i Rom. A destra in basso una donna zingara allatta un bambino mentre un uomo la stringe e le accarezza il petto nudo. A sinistra in secondo piano un giovane zingaro con una magnifica tunica e uno stupendo cappello di stoffa conversa con una giovane cortigiana trattenendola per il braccio, probabilmente una prostituta, vista la presenza di un uomo barbuto interessato all’incontro dei due nella sua funzione di lenone, che si cela sotto un lungo mantello a righe simile a quello scuro che porta la ragazza.

In primo piano un giovane cortigiano si fa predire l’avvenire da una zingara, mentre un’avvenente fanciulla esercita tutto il suo fascino per distrarre il suo sguardo e sottrargli la borsa. In un certo senso anche il fascino della zingara indovina fa parte di questo mondo cortese; fino a un certo punto però, poiché il sogno amoroso viene infranto dalla frode.

Sullo sfondo a destra è rappresentata un comitiva zingara con un uomo armato di una lunga scimitarra che conduce un asino, su cui siede una donna mentre dà da mangiare a due bambini piccoli seduti in una grande cesta di vimini. Due frammenti di un altro arazzo completano delle parti danneggiate o mancanti.

 

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Arazzo di Tournai, La buona ventura e scene di vita cortese, Tournai 1500-1520, Glasgow, Collezione Burrell

 

Nell’arazzo intitolato L’accampamento, Tournai 1500-1520, custodito nelle Gallerie della Scuola d’arte Cranbrook di Bloomfields Hill nello stato americano del Michigan, c’è una commistione di elementi di difficile lettura, che sembrano richiamare, almeno nella parte superiore, le tappezzerie ‘à maneira de Portugal e da India’.

In primo piano in basso si susseguono tre scene relative al cibo. A sinistra un donna zingara (?) munge una capra, mentre un pastore la tiene per le corna. Al centro una zingara seduta sul prato con in mano un fuso (!) allatta un bambino, mentre un uomo dall’aspetto di un saraceno, con un turbante che termina in cima con il tipico zucchetto turco, porta sulla spalla un sacco e nella mano sinistra un volatile. A destra un uomo pulisce le interiora di un volatile, mentre appoggiato al tavolo vi è uno spiedo con un maialino e un cosciotto di pollo e sul fuoco bolle una pentola di minestra.

In alto a sinistra un vecchio dalla lunga barba, che sembra assomigliare a Vasco de Gama delle tappezzerie indiane, arriva a cavallo accompagnato da un nano che cavalca un dromedario e salutato da un nero con un ciondolo all’orecchio sinistro e armato di una lancia. Nella parte opposta avanza una coppia signorile, a cui due zingarelli e una donna con un bambino in braccio chiedono inutilmente l’elemosina. Nella parte centrale un cacciatore con un corno da caccia alla cintola scherza con una servetta e sotto una nobildonna esegue un lavoro di ricamo.

 

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Arazzo di Tournai, L’accampamento, Tournai 1500-1520, Bloomfields Hill, Gallerie della Scuola d’arte Cranbrook (USA)

 

L’arazzo La fiera illustra l’arrivo dei Rom in una città nel corso di una festa per rallegrare la popolazione con la musica e lo spettacolo e svolgere le loro tipiche attività, come la questua, la lettura della mano ed eventualmente il borseggio.

In primo piano uno zingaro con la corta tunica e il tipico turbante suona il flauto traverso, mentre un musicista africano, copia quasi perfetta del percussionista dell’arazzo Il corteo trionfale con giraffe del 1505, percuote un grande tamburo tipico dei paesi orientali come la Macedonia e la Turchia. Accompagnano due danzatrici zingare. Quella di sinistra, con una lunga veste a righe e una stola fatta passare attorno al collo, fa tintinnare dei sonagli. L’altra, con un lungo vestito rosso aperto sul davanti e una camicia con una profonda scollatura a V, esegue una sorta di danza orientale al ritmo dei campanelli che ha al fianco, agitando lunghi nastri bianchi a strisce blu attaccati ai polsi[6]. E’ impressionante l’analogia di questa piccola danzatrice zingara del Cinquecento con la ballerina gitana del XX secolo ritratta qui a fianco, mentre danza la “zambra”, o “zambra mora”, una evoluzione di antiche danze moresche, tipica dei gitani del  Sacromonte di Granada in Andalusia. Le stesse movenze delle braccia, le stesse vibrazioni dell’anca e del torace, perfino lo stesso vestito a V.

Nella piazza del mercato, dominata dalla chiesa e dalle case del borgo, le donne zingare con i loro bambini si aggirano tra le bancarelle piene di gioielli, specchi e borse chiedendo l’elemosina. In primo piano a destra una dama e un cavaliere conversano passeggiando, mentre una zingarella ne approfitta per derubare la borsa al gentiluomo. Al centro della scena una ragazzina chiede l’elemosina a un coppia riccamente vestita, ma la donna sembra rifiutare.

 

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 Arazzo di Tournai, La fiera,1500-1520, Belgio, Château-musée di Gaasbeek

 

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I musici                                                       Il borseggio

 

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la danzatrice                    gitana di Granada che danza la “zambra”

 

    Uno tra gli arazzi più belli di tutta la serie è L’arrivo al castello, 1500-1520, conservato nel Currier Museum of Art di Manchester, nel New Hampshire (USA), opera di grande ariosità spaziale e straordinario ritmo narrativo. In un paesaggio con città fortificate e scene di caccia al cervo, una carovana di zingari si sta avvicinando alle mura di uno straordinario castello rinascimentale, munito di un grande torrione, eleganti loggiati e potenti inferriate. Il capo della compagnia, un vero  e proprio “duca d’Egitto”, con farsetto riccamente ricamato, stivali risvoltati e berretto, con un bastone sulle spalle e una spada al fianco, accompagnato da un levriero, guida un gruppetto di donne a piedi con i loro bambini avvolti nei lunghi mantelli. Al loro fianco una donna, probabilmente la “duchessa”, cavalca un magnifico cavallo con i bambini nudi collocati in un cesto di vimini fissato all’animale. Una bambina li segue portando in mano un grosso pane rotondo[7].

La scena successiva, che mostra una donna seduta sul prato che dà da mangiare a un bambino che tiene in braccio, servita da una bambina con in mano una marmitta, ci informa che la truppa si è sistemata sulle terre del feudatario. Al centro una coppia aristocratica, probabilmente il castellano e sua moglie, fanno visita alla truppa per concedere loro accoglienza e fare gli onori di casa. Una ragazzina zingara taglia il cordone della borsa della dama dall’abito dorato. Alle loro spalle una vecchia zingara legge la mano di una giovane nobildonna, tenendo fisso il suo sguardo sugli occhi della donna più che sulle linee della mano.

A destra davanti alle porte del castello vi è un uomo seduto dietro a un tavolo, probabilmente il gabelliere, al quale due cacciatori accompagnati dai cani consegnano una parte della loro cacciagione, una lepre e una porzione di cervo, la parte dovuta al signore per la selvaggina abbattuta. All’estrema destra, nascosto da una folta vegetazione, un soldato armato di lancia sorveglia l’entrata del castello.

Nel XVII secolo questo arazzo si trovava nel castello di Effiat, vicino a Clermont-Ferrand in Alvernia. Infatti in alto figura lo scudo con le insegne del proprietario, che sarebbe stato aggiunto nel 1627 da Antonio Coiffier de Ruzé, marchese d’Effiat e maresciallo di Francia (Hamill, 1949, p. 81-82).

Le tappezzerie erano opere d’arte molto richieste dai sovrani e dai nobili, specialmente nell’Europa settentrionale. Costituivano una preziosa decorazione delle sale, oltre a rivestire i muri freddi e umidi dei castelli e delle loro dimore aristocratiche. Inoltre potevano servire come scenografie di sfondo in occasione delle feste cortigiane, come balli, spettacoli e concerti musicali.

 

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Arazzi della serie della “Carrabarra” in due sale del castello di Gaasbeek, Belgio

 

Gli arazzi della serie della “Carrabarra” sono una straordinaria testimonianza del fascino esercitato dai Rom sulle classi aristocratiche, ma anche del ruolo da essi svolto nel complesso rapporto con le classi detentrici del potere. I Rom hanno trovato spesso protezione e asilo nei castelli della nobiltà, ad onta delle leggi che minacciavano la confisca dei loro beni se li avessero ospitati, per gli svaghi che potevano offrire con il canto, la danza e la chiromanzia, e la loro utilità nella mascalcia, nell’arte di guarire, nella conoscenza delle piante medicinali e nella confezione di filtri magici o amorosi. Possiamo scorgere anche intenti politici di sfida da parte di aristocratici che volevano affermare la propria autonomia sfidando le leggi e le imposizioni del potere centrale.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che i capi zingari venivano accolti con i massimi onori perché portavano i titoli nobiliari di “conte” o “duca” d’Egitto e quindi erano trattati come dovuto al loro rango nobiliare. Il codice d’onore della nobiltà aveva le sue leggi o, come si dice, “noblesse oblige”. E’ rimasta proverbiale l’accoglienza riservata nel 1470 al conte Giacomo del piccolo Egitto e a sua moglie la contessa Donna Loyisa, giunti con circa cinquanta individui nella città di Andújar in Andalusia, dal Conestable Miguel Lucas de Iranzo, che li ricevette nella sua residenza e li invitò a sedere alla sua tavola (De Mata Carriazo, 1940, p. 416-417).

 

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 Arazzo di Tournai, L’arrivo al castello,1500-1520, Manchester New Hampshire, Currier Gallery of Art

 

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    La marcia                                      Il pasto                          Il borseggio                la lettura della mano

 

Nell’arazzo Il giudizio del magistrato o Il bambino conteso, Tournai 1500-1520, conservato nel Château-musée di Gaasbeek in Belgio, viene illustrata con drammaticità e grande forza narrativa una scena di non facile lettura, forse il rapimento di un bambino da parte degli zingari.

In primo piano al centro appare un uomo riccamente vestito e con in mano un bastone. Si tratta di un giudice o di un magistrato, circondato da dignitari e nobildonne. Ai suoi piedi una donna del popolo gli presenta con viso implorante un bambino, mentre indica con la mano destra una zingara che sta dietro di lei in piedi con in braccio un bambino e una pentola in mano, che nasconde una gallina sotto il suo braccio. Senza dubbio si tratta di una ladra che viene sottoposta al giudizio del magistrato, come indica anche la presenza di un ufficiale di giustizia armato di una alabarda. Al centro un uomo barbuto, certamente il capo della truppa, interviene in difesa della donna. In alto a sinistra si notano due zingare che discutono. Una tiene in grembo della frutta, mentre l’altra tiene in mano del pane (che esse hanno probabilmente rubato). Vicino a loro una giovane zingara cammina portando una grossa forma rotonda di pane. Dietro di lei avanza un cavallo con in groppa due bambini e l’uomo che segue dona a uno di loro una mela, probabilmente colta al volo da un albero vicino. Tutti questi generi alimentari fanno allusione alle ruberie degli zingari.

La scena è stata interpretata generalmente come il processo intentato contro una zingara ladra di polli, poiché la donna direttamente chiamata in causa ha effettivamente rubato una gallina già pronta per essere bollita in pentola. Tuttavia il furto di galline, del resto molto frequente nell’economia alimentare degli zingari, non ci sembra un crimine così grave da giustificare una rappresentazione in così pompa magna. Gilles Docquier ipotizza un’accusa di stregoneria “in quanto la gallina e la marmitta erano utilizzati nelle pratiche di magia nera” (Docquier, 2010, p. 518). Ma anche questa interessante ipotesi è poco convincente, perché non spiega la presenza non causale ma fondante del bambino in primo piano.

A questo punto ci sembra che la causa del contenzioso sia proprio il bambino conteso dalle due madri, la donna fiamminga e la donna zingara, come nel famoso episodio biblico del giudizio di re Salomone. In sostanza si tratta dello stereotipo degli zingari rapitori di bambini, sviluppatosi poco dopo le prime migrazioni zingare in Europa occidentale. Basti citare la novella di Cervantes intitolata la Gitanilla (La Zingarella), del 1613, in cui racconta la storia di Preciosa, figlia del corregidor di Murcia, rapita mentre era ancora in fasce da una vecchia zingara e allevata come fosse sua nipote; oppure la storiella di una fanciulla africana Costanza rapita dalla zingara Gordonna, narrata in versi latini dal poeta olandese Gaspare Barleo (Barleo, 1645, p. 673- 692). Storie che si rifacevano evidentemente ad antiche tradizioni diffuse dalla Spagna alle Fiandre spagnole.

Le scene con furti di frutta, di pani e di galline intendono sottolineare il carattere furfantesco dei Rom e costituiscono una specie di “prove indiziarie” che mostravano da quale parte stesse la ragione. Se i Rom erano ladri incalliti, potevano senz’altro essere rapitori di bambini!

 

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Arazzo di Tournai, Il verdetto del giudice, 1500-1520, Belgio, Château-musée di Gaasbeek

 

Nell’arazzo La vendita di bambini, Tournai 1500-1520, custodito nel Kulturhistorisches Museum di Magdeburgo, viene illustrato un episodio che non ci saremmo mai aspettato: la tratta dei bambini zingari praticata da individui del loro stesso gruppo. Eppure doveva essere una credenza ampiamente diffusa a quei tempi, se un religioso e filosofo veneziano, Francesco Zorzi, nella sua opera “De harmonia mundi totius cantica” apparsa nel 1525 a Venezia, affermava senza reticenze che gli zingari “vendono i propri figli per guadagnarsi di che vivere” (Ii enim proprios filios vendunt pro victu) (Campanini, 2010 p. 1750).

In una città portuale è attraccata una nave, dalla quale i bambini dalla pelle scura vengono sbarcati e condotti chi per mano, chi sotto il braccio e chi in spalla dai mercanti, sotto lo guardo di spettatori sgomenti. In primo piano al centro un signore elegantemente vestito consegna delle monete d’oro a uno zingaro con barba e capelli lunghi, che consegna i suoi bambini a una nobildonna, uno dei quali porta la scritta A(G)IPTER sulla striscia ricamata della sua tunica. A destra un gruppetto di donne col tipico turbante di stoffe arrotolate con in braccio un bambino attende il proprio turno.

Il soggetto risente delle suggestioni suscitate dal viaggio in India di Vasco de Gama e si inserisce nella pratica, che cominciava a prendere piede, della tratta degli africani. All’inizio del Cinquecento si diffonde l’idea (errata) del commercio dei propri bambini praticato dagli zingari. Possiamo anche dedurre come la cronaca e la rappresentazione visiva si alimentassero a vicenda nel diffondere i pregiudizi sugli zingari.

 

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Arazzo di Tournai, La vendita di bambini,  1500-1520, Magdeburgo, Kulturhistorisches Museum

 

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L’arazzo La consegna del bottino, Tournai 1500-1520, collezione privata, illustra uno dei tanti episodi di conflittualità che a volte avvenivano all’interno del gruppo zingaro. A sinistra due zingari, un vecchio, riccamente vestito, e un giovane con una tunica a righe e un ciondolo all’orecchio, si battono per il possesso di alcuni pezzi di oreficeria (una coppa d’oro, una cintura e alcune tazze e cucchiai), sparsi al suolo, probabilmente rubati. Mentre il giovane sta per sferrare un fendente sulla testa del vecchio, viene fermato da un suo amico. Nel parapiglia un bambino zingaro con in mano un volatile ruba un cucchiaio d’argento. Il giovane contendente, accompagnato dal complice con un sacco in mano pieno della refurtiva, conduce il vecchio trattenuto con una corda davanti a un capo zingaro (oggi si direbbe il baro rom ‘il grande capo’) che arriva a cavallo con un falcone in mano e rispettosamente salutato da due donne, al quale consegna il bottino. La scena in alto a sinistra mostra tutti i protagonisti della contesa, il signore con la sua donna, il giovane con il ciondolo e il vecchio sconfitto, rappacificati davanti a una tavola, sulla quale un cacciatore si appresta a deporre una lepre. In primo piano una donna della nobiltà fiamminga, accompagnata da un uomo con in mano una lancia, tiene nelle sue braccia un piccolo bambino con in mano un sonaglino e una piccola pala (Bruna, 2014, p. 147).

 

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Arazzo di Tournai, La consegna del bottino, 1500-1520, collezione privata

 

L’arazzo Gioco di carte e ritorno dalla caccia, Tournai 1500-120, collezione privata, illustra momenti di svago e di festosa allegria in un accampamento zingaro. In primo piano una squadra di zingari ritorna dalla caccia guidata dal capo a cavallo che consegna un cofanetto alla moglie che gli va incontro allattando un bambino. Una coppia di cacciatori con levrieri porta un montone, una lepre e un volatile appesi a un palo, mentre un uomo aiuta una donna a scendere dal cavallo[8]. In alto vicino a un pastore che fa la guardia al suo gregge, tre zingari e una dama della nobiltà fiamminga giocano a carte intorno al fuoco, mentre una donna fascia il suo bambino. A sinistra uno zingaro finge di accarezzare una dama che fila la lana per rubarle un oggetto sotto il grembiule. Nell’estremità superiore destra, che risulta tagliata, una zingara lava la biancheria a una fontana (Bruna, 2014, p. 147).

 

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 Arazzo di Tournai, Gioco di carte  e ritorno dalla caccia, 1500-1520, collezione privata

 

L’arazzo Gioco di carte con scena di caccia, Tournai 1500-1520, collezione privata, è una riedizione ridotta della precedente. A sinistra figurano i giocatori di carte con tre zingari e due donne fiamminghe; a destra due bracconieri che portano un montone e due galline appesi a una pertica; in alto una donna zingara lava la biancheria alla fontana (Bruna, 2014, p. 147).

 

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 Arazzo di Tournai, Gioco di carte con scena di caccia, 1500-1520, collezione privata

 

Anche l’arazzo L’arrivo del capo, Tournai 1500-1520, collezione privata, ripropone una scena dell’arazzo principale. Un capo zingaro in abiti sfarzosi, proveniente dal piccolo borgo di case con un castello, arriva su un magnifico cavallo all’accampamento e consegna un prezioso forziere alla moglie che allatta un bambino. Il cavaliere porta sulla sua sella un bambino più grandicello ed è accompagnato da un altro uomo a cavallo (Bruna, 2014, p. 147).

 

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Arazzo di Tournai, L’arrivo del capo, 1500-1520, collezione privata

 

L’arazzo Il concerto o Alla corte dell’imperatore, Tournai 1500-1520, collezione privata, rappresenta una scena di intrattenimento alla corte di un principe. Il sovrano dai capelli rossi, seduto sul trono, circondato da dignitari e cortigiani con un cappello a larghe falde secondo la moda del tempo, assiste a un concerto di musicisti, tra cui si riconosce uno zingaro per il turbante a righe, che suona il flauto. A destra in basso un gruppo familiare con un uomo avvolto in una lunga tunica e una donna che porta un voluminoso turbante di stoffa e un orecchino pendente a goccia con un bambino avvolto in una fascia a tracolla sembrano allontanarsi. In alto alcune zingare dicono la buona ventura a una popolana e la derubano della borsa. Sullo sfondo a destra una scena di banchetto, dove appaiono il sovrano e i dignitari di corte, e a sinistra una coppia di pastori che sgozzano un montone (Bruna, 2014, p.147).

 

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Arazzo di Tournai, Alla corte dell’imperatore o Il concerto, 1500-1520, collezione privata

 

 

 

 NOTE

[1] L’aulna o auna era un’antica misura di lunghezza adoperata in Francia e in Belgio specialmente per i tessuti ed equivaleva in media a m. 0,70.

[2] Lo studio più completo sulle tappezzerie della Carrabarra è quello di An Volkaert, De verzameling vlaamse wandtapijten uit het Kasteel van Gaasbeek. Een historische, iconografische en stilistische studie, Lovanio, 1985. Purtroppo non siamo riusciti a visionare l’opera, tuttavia abbiamo potuto conoscere stralci di questa memoria ripresi nel suo interessante e documentatissimo lavoro da Denis Bruna, Tsiganes premiers regards. Craintes et fascination dans la France du Moyen Âge, Lione 2014.

[3]  Nella “Chronica di Bologna” del 1422 si riferisc che “una de loro fè uno putto in suso el merchato sotto el portegho, et de cho’ de tre dì ella si andò intorno cum le altre” (Chronica di Bologna in Muratori Ludovico Antonio, Rerum Italicarum Scriptores, Milano 1731, tom.  XVIII, 612).

[4] Nel 1668 la moglie di Samuel Pepys, politico e scrittore inglese, e alcune sue amiche si recarono in un accampamento di zingari nella foresta di Norwood a sud-ovest di Londra per farsi leggere la fortuna e nel giugno del 1750 il principe e la principessa del Galles e altri nobili e dame di corte vi giunsero con le loro carrozze, attratti dalla curiosità (Anonimo [A Southern Faunist], 1801 p 1069. 

[5] Il fuoco o jag, che richiama etimologicamente e culturalmente il dio indiano Agni e il fuoco sacro o ignis dei Latini custodito el tempio di Vesta, è il nume tutelare della famiglia, del clan e dell’intera etnia rom. E’ una specie di “genius loci”, che fornisce energia per cuocere le vivande, ­tiene lontano gli spiriti cattivi, alimenta i canti e i racconti della tradizione e demarca il territorio rom oltre il quale vi è “il mondo buio e ostile” dei gagé (i non zingari).

[6] In un atto dell’archivio municipale della cittàdi Yverdon-les Bains in Svizzera dell’agosto 1459 si registra il compenso di sei vasi (o caraffe) di vino dati ai Sarasins che il giorno della festa di San Bartolomeo avevano danzato una “moresca” (Bruna, 2014, p. 226).

[7] Sembra quasi di assistere all’arrivo nel 1439 della grande banda del re Sindel o Zindel, proveniente dall’Ungheria, composta da centinaia di individui, gli uomini dai visi scuri, le donne con grandi anelli alle orecchie e ampi mantelli  che viaggiavano a piedi o a cavalcioni sul garrese dei cavalli con i bambini avvolti in ampi mantelli o in panieri fissati presso l’incollatura degli animali (Aventino, 1522, p. 792).

[8] La caccia ha rappresentato per i Rom una fonte primaria di approvvigionamento. I Gypsies inglesi che erano insediati nella New Forest, una riserva di caccia della corona reale a sud-ovest di Londra, si procuravano abbondante selvaggina cacciando i cervi con i loro cani lurcher. Ma in seguito al Deer removal Act del 1851, che ordinò l’eliminazione dei cervi che provocavano danni alle coltivazioni, le famiglie furono private di una importante fonte di sostentamento e da allora la popolazione gypsy cominciò a diminuire (Wise, 1863, p. 159).

 

 

BIBLIOGRAFIA

Anonimo [A Southern Faunist], Gipsies in England, in The Gentleman’s Magazine and Historical Chronicle, Londra 1801 vol. 71 parte 2, pp. 1067-1069.  

Aventino Giovanni, Annales Boiorum, Liber VII, Ingolstad 1522. 

Barleo Gaspare, Poemata, Amsterdam, 1645.

Bruna Denis, Tsiganes premiers regrards. Craintes et fascination dans la France du Moyen Âge, Lione 2014.

Campanini Saverio (a cura di), Francesco Zorzi, L’armonia del mondo, Milano 2010.

Cervantes Miguel de, Novelle esemplari, Madrid 1613.

De Mata Carriazo Juan, Hechos del Condestable D. Miguel Lucas de Iranzo, Madrid, 1940.

Dias Pedro, À maneira de Portugal e da India, Porto 2007.

Docquier Gilles, Tapisserie de la suite dite «de Carrabarra», représentant le Verdict du juge, in Bruwier Marie-Cécile, Goffin Benoît et Docquier Gilles (a cura di), Mémoires d’Orient. Du Hainaut à Héliopolis, Morlanwelz, 2010, p. 518-519.

Geschwend Annemarie Jordan, Dotes Regias. Las colecciones de tapices de María de Portugal y Juana de Austria (1543-1573) in Checa Cremades Fernando y Bernardo J. GarcíaBernardo J., Los Triunfos de Aracne. Tapices flamencos de los Austrias en el Renacimiento, Madrid 2011, pp. 295-348.

Hamill A. E., A fifteenth-century Tapestry, in JGLS 3a serie, vol XXVIII, 1949.

Muratori Ludovico Antonio, Rerum Italicarum Scriptores, Milano 1731, tom.  XVIII.

Soil Eugène, Les Tapisseries de Tournai, Tournai 1892

Vandenbroeck Paul,  En compañía de extraños comensales. Idea del hombre, códigos de conducta y alteridad en los tapices de Felipe el Hermoso in Miguel Ángel Zalama y Paul Vandenbroeck (a cura di), Felipe I el Hermoso. La belleza y la locura, Burgos, 2006, p. 117-142.

Vecellio Cesare. De gli habiti antichi, et moderni di diverse parti del mondo, Venezia 1590 vol. II

Wise J., The New Forest, its History and its Scenery, Londra 1863.


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